“Una donna sola non sempre è una donna debole”

Published on luglio 18th, 2012
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Il suo era un amore nato dal nulla, un amore inaspettato, come una rosa fiorita improvvisamente in un campo di girasoli, un amore sorridente, esuberante, un amore giovane. A 18 anni sembrano tutti principi col cavallo bianco, tutti adatti a far vivere la favola che ogni 18enne sogna. Ma Elisa, così la chiameremo, non ha avuto neppure il tempo di vestire i panni di Cenerentola. Il suo principe, molto più grande di lei, l’ha corteggiata, lusingata, conquistata, e… e.
Dalla loro relazione nacquero due bambini, ragion per cui, secondo il costume dell’epoca, furono costretti a sposarsi. Ma lui, il principe mancato, si sentiva in gabbia, sfogava le sue frustrazioni su Elisa, la umiliava. Ma, quando si palesa l’assenza d‘amore, l’orgoglio di una donna prende il sopravvento, diventa una macchina da guerra. Così, Elisa prese i suoi bambini e scappò via. Lontano da un incubo, dal suo sogno mancato. “Non bisogna mai arrendersi, io non l’ho mai fatto, dobbiamo ricordarci che le cose possono sempre cambiare in meglio”. E, infatti, Elisa ha continuato la sua vita di madre e di donna, terminando gli studi, dimostrando che per essere felice non aveva bisogno di un uomo accanto. E’ riuscita a fare da mamma e da papà ai suoi figli, si è fatta in quattro per portare i soldi necessari a casa, ha compensato al meglio la mancanza della figura di un padre e di un marito. Non si è mai pentita di non aver rincorso il suo amore malato, neppure quando aveva l’impressione di sentirsi a metà, senza la possibilità di completarsi. “In tutti questi anni, ho fatto centinaia di cose, viaggi, esperienze, non sono stata ferma un attimo. Questo è stato il mio segreto: non mi son mai data il tempo per pensare”.

Oggi, quei due bambini sono due uomini, due padri meravigliosi, e riversano sui propri figli tutto l’amore che mamma Elisa, da sola, ha trasmesso loro. Di quell’uomo non hanno saputo più nulla. Non si è mai fatto vivo, non ha mai cercato i suoi figli, non ha mai voluto conoscerli.

La storia di Elisa è una storia vera, una storia di dolore, ma uno di quei dolori che non vogliono subire, che non accettano condizioni di passività, che non restano immobili nel loro profondo mare di sofferenza. E’ un dolore vivo, che lotta contro la paralisi delle fragilità e delle paure, un dolore che vince, che ha vinto, nonostante tutto.
Una donna single non è una donna sola. Elisa ne è la prova. Nessuno è indispensabile, basta rompere le convenzioni. Care donne, contate sempre su voi stesse, “non serve un uomo per essere felici”.