Loading...
Napoli e Provincia

Un posto con la parola “scienza” dentro…

Una volta chiesi ad una ragazzina di quattordici anni della Sanità di venire con me alla Città della Scienza. Lei era  abituata a non guardare più in là del proprio naso, che era l’unico pezzo di mondo che le interessava veramente, e riconosceva le persone dai piedi perché dal basso in cui viveva erano l’unica cosa che riusciva a scorgere. Alla mia folle richiesta di uscire dal suo quartiere per vedere una cosa con la parola “scienza” dentro, prima disse che ero pazza e subito dopo mi chiese: “Ma è semp’ Napul’?”. Io le risposi: “Eh, certo!”. E una volta dentro, non voleva più uscirne.

Questo era la Città della Scienza per noi che di scienza non sappiamo molto. Un posto che sembrava fuori dal mondo a cui eravamo abituati, ma una volta dentro sembrava tutto così vicino a noi. E ti rapiva, anche se di scienza non te n’era mai fregato niente. Che poi, a dirla tutta, come sempre accade in questa città maledetta, quando c’è da ricostruire, rifondare, bonificare, rivalutare, progettare, c’è sempre la longa manus di gare pilotate, fondi mal gestiti, inchieste per truffa e sospetti rimasti tali. Ma poi il progetto è cresciuto, si è affermato ed è stato riconosciuto. Nel 2010 è stata inserita tra le 100 eccellenze d’Italia. Era incubatore d’imprese,  centro di formazione, museo interattivo, centro congressi, mostre temporanee, laboratori per piccini e più grandi. Ma era soprattutto il simbolo di una rinascita.

foto(14)

Tutto ciò la ragazzina della Sanità, chiaramente, non lo sapeva. Mi ricordo che ci entrò diffidente, quasi a dimostrarmi che mi stava facendo un favore, ma che quella visita non le serviva a niente. Io avevo solo la pretesa di farle trascorrere una mattinata diversa dal pulire casa e fare i giri in motorino per i vicoli con le amiche. Andare verso il mare mi sembrava una buona idea, che se proprio il museo o i laboratori non le andavano giù, l’avremmo rigirata a pic nic sulla spiaggia o passeggiata sul pontile di Bagnoli.

Chiaramente, non vedemmo né spiaggia e né pontile. Fu rapita dai laboratori e dal personale che ci lavorava dentro con una passione infinita. E quando hai una passione così, riesci anche a trasmetterla. Fu questa la vera arma vincente. E credo lo sia stata per molti che hanno avuto la fortuna di andarci almeno una volta. Distruggere la Città della Scienza è anche distruggere quello che c’era dentro, il lavoro quotidiano di tante persone, le loro famiglie e la loro passione.

foto(12)

 

Sono stati tanti i commenti e le reazioni contro un atto infame che solo gli inquirenti non hanno ancora chiamato così. Chi ha questa terra appiccicata addosso come una seconda pelle ha subito pensato alla camorra, ai nuovi appalti, alla riprogettazione dell’area e ai nuovi fondi che ci gireranno intorno. E come chi rideva subito dopo le scosse di L’Aquila, qui c’è qualcuno che si sfrega la mani appena innescato l’ultimo rogo. Sei punti diversi, pare. Per assicurarsi che non restasse in piedi neanche un muro. Neanche una speranza. E in effetti ci sono quasi riusciti. Ho letto di educatori chiedersi dove portare i propri ragazzi. Ho letto di operatori piangere anni di lavoro. Ho sentito molte persone dichiarare il proprio amore per Napoli, ma allo stesso tempo ammettere di non riuscire a sopportarne il peso. Alcuni hanno vaneggiato dicendo che è coraggioso restare e che restare significa resistere. Forse è vero, ma il coraggio lo si deve trovare per andare via da qui. Che puoi fuggire lontano, ma Napoli ti resta addosso. Come la puzza di bruciato che ancora è nell’aria e ti ricorda che adesso abbiamo un motivo in più per restare.

Ho sentito dire che, per fortuna, non ci sono state vittime. Io credo che, invece, di vittime ce ne sia almeno un milione, quanto gli abitanti di questa città. E anche oltre, quanto tutti i bambini, le famiglie, i ragazzini, i turisti, gli scienzati o aspiranti tali che negli anni sarebbero potuti arrivare a Città della Scienza.

Quando alla ragazzina della Sanità  chiesi di venire con me in un posto col nome “scienza” dentro, mi chiese: “Ma è semp’ Napul’?”. Io risposi: “Eh! Certo!”. Se me la facesse adesso, non saprei più cosa rispondere.  foto(13)

Deborah Divertito

One comment

Comments are closed.