Mi chiamo Ciro, sono di Torre Annunziata e faccio tanti gol…

Published on giugno 29th, 2012
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Il pallone è rovente sull’asfalto di Torre Annunziata, quel supersantos quasi scoppia al sole ma un gruppo di ragazzini non si stanca mai: gli corre dietro dalla mattina alla sera, è l’unico modo per scappare da una città che imprigiona i propri sogni e non importa se il sudore e le magliette da lavare per le proprie mamme aumentano di ora in ora.

E’ l’estate del 2000 e l’Italia è in finale agli Europei, ha appena battuto l’Olanda in una sfida epica, Toldo è l’eroe del giorno, Francesco Totti ha battezzato quello che d’ora in poi si chiamerà cucchiaio e ha fatto capire quanto alcuni secondi possano durare un’eternità.

In quel gruppetto di ragazzi c’è anche Ciro e il brivido del gol lo prova sentendo il rumore forte di un garage che rimbomba: è la porta da bersagliare, il portiere da ingannare è bassino ma poca importa… a dieci anni un gol è sempre un gol.

Ciro sogna. Sogna davanti al televisore, sogna per strada cercando di dribblare la puzza di pesce del suo quartiere e la cosa che più non sopporta è quando il pallone va a finire in quell’acqua sporca dei pescivendoli. Se ti finisce addosso nel giro di qualche secondo sei finito, diventi lo zimbello del giorno, altro che eroe acclamato dalla folla.

E’ solo un ragazzino dai capelli molto chiari che deve stare attento. Attento a non perdersi troppo in fretta, attento a non bruciare la sua vita, attento ad inseguire quel pallone a cui sono aggrappati tutti i suoi sogni.

In giro sono molti a fargli i complimenti, si vede già che ha i piedi buoni ma troppi simili a lui hanno percorso altre strade non passando mai per uno stadio vero.

Dentro di lui sa di essere diverso, disposto a tutto pur di farcela. Niente vacanze con gli amici, niente legami con la propria città, cambiare amici ogni anno, nomade di un calcio che gira così e che può dare a te un calcio come e quando vuole, rimbalzandoti chissà dove e costretto a ricominciare tutto da capo.

Dopo 12 anni Ciro Immobile torna a Torre Annunziata da campione nella sua città: negli stadi ci è entrato e come.

Ha vestito magliette sempre pulite e la puzza di pesce è diventata solo un bellissimo ed affettuoso ricordo. Gli esordi a Sorrento, il cuore che batte forte all’esordio in Champions League con la Juventus, un anno difficile tra Siena e Grosseto e poi Pescara, Zeman, la consacrazione con 28 reti e il titolo da capocannoniere.

Il prossimo anno vedrà di nuovo il mare, lo farà a Genova con sponda rossoblu.

L’Amministrazione Comunale di Torre Annunziata lo ha premiato, finalmente, e lui è imbarazzato, timido, proprio come quel ragazzo che giocava 12 anni prima sotto al sole.

Sembra passata una vita ma ci sono molte cose che ritornano, da allora ad oggi: l’Italia è in finale agli Europei, il cucchiaio di cui si parla è quello di Pirlo ma Ciro i rigori non li tira più verso un garage e ciò che sente è l’esultanza dei tifosi e non più il rumore di una saracinesca chiusa.

I suoi amici adesso si chiamano Verratti e Insigne, riempiono tutti assieme le prime pagine dei quotidiani sportivi e il prossimo anno si divideranno ma il palcoscenico per tutti sarà quello della serie A e poi tra due anni c’è il Mondiale in Brasile, magari ci si ritrova sotto un sole più forte di quello di Torre.

Ciro ce l’ha fatta, adesso è l’idolo di centinaia di ragazzini che giocano sullo stesso asfalto, che hanno come porte gli stessi garage. Tutti pronti a volare lontano, come lui, per tornare un giorno e riprendersi l’abbraccio che la propria città non regala a chi è un ragazzo qualunque…

di Antonio Manzo