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Carlo CarilloTV - Cultura - Spettacolo

Morto Troisi, viva Troisi!


“…Tu vuò pruvà? E pruov, Ij m’n vac. O’ saje comm fa’ o core quann se sbagliat”

Quel cuore ha lottato, lo ha fatto per amore della vita, e in fin dei conti ha vinto.

Ma come ha vinto? Massimo Troisi non c’è più. Si, ma ha lasciato tanto alle sue spalle, tanta bellezza, tanta cultura.

E’ partito da San Giorgio a Cremano, un paese in provincia di Napoli, uno dei tanti paesi in cui vivono migliaia di giovani che sperano di avere successo nella vita.

Era umile e lo è rimasto fino alla fine, chi può mai dimenticare quel volto affaticato dalla malattia quando recitò ne “Il Postino”.

Quello non era uno dei suoi soliti film, pieno di ironia sottile che come una spada colpiva anche le menti più raffinate, era un film drammatico, e lui l’ha saputo interpretare a meraviglia.

Come dimenticare la splendida “Smorfia”, compagnia teatrale formata da un trio eccezionale, Massimo Troisi e i due “compari” Lello Arena ed Enzo De Caro.

Quegli spettacoli non tutti li hanno potuti vedere a teatro o in diretta quando erano approdati in tv, ma il web ci ha fatto riscoprire quei fantastici sketch, del tutto attuali e geniali nella loro composizione e sceneggiatura, e sono tutt’oggi alla portata di ognuno di noi.

Il Troisi è stato affiancato a allee pietre miliari della cultura teatrale e cinematografica napoletana come Totò ed Eduardo De Filippo, quest’ultimo grande maestro per Massimo, da cui ha saputo trarre grande ispirazione.

Non è facile giocare con la propria morte, come ha fatto lui, dieci anni prima della sua scomparsa, con lo spettacolo televisivo “Morto Troisi, Viva Troisi”, quella malattia che l’ho perseguitava, da quand’era giovanissimo e che aveva curato fin da subito con l’aiuto e la solidarietà di parenti, amici, conoscenti, quando ancora non era nessuno, quando non era ancora il “Grande Massimo”, che ha lasciato ricordi indelebili nel cuore di tutti.

La coppia che ha formato con un giovane Benigni, quel dialetto napoletano mischiato al toscano che tanto ci ha fatto ridere a crepapelle sulle scene di “Non ci resta che piangere”.E, poi, tanto ci ha fatto emozionare quella struggente poesia dedicatagli da Benigni, quando ormai non c’era più:“…morto Troisi, non se ne fa un altro…e non mi ha mai parlato della pizza, non mi ha mai parlato del mandolino…”

E’ vero! Massimo Troisi non ha mai parlato esplicitamente di Napoli. Delle sue bellezze e dei suoi tormenti lui ha solo sussurrato, dietro quel dialogo “adolescenziale” fatto di insicurezza e balbuzie, lui ha carpito quale fosse la vera essenza del suo pubblico, che fosse di Napoli o d’oltre oceano.

In tutti i suoi film, di cui è anche regista, c’è un rapporto complicato con le donne e con l’avvento della parità dei diritti, un certo femminismo estremo che rende succube l’uomo, quello meridionale, passionale si ma anche attaccato a certi valori d’onore e rispetto che non fanno mandare giù al povero Gaetano (protagonista di “Ricomincio da Tre”) certe scelte prese dalla sua nuova compagna di Firenze, Marta, che le confessa di esser incinta e non di lui, ma che vuole crescere quel bambino proprio con il giovane napoletano: “Chiamiamolo Massimiliano, o chiamiamolo Ugo, o ancora Ciro” per riassumere la scena finale di un grandissimo film.

Tutto questo era Massimo, ed oggi son 19 anni che non è più con noi.

Sarebbe bello conversare con lui e rimanere spiazzati dalla sua ironia travolgente che ti rende inerme dinanzi alle sue battute.

Ciao Massimo, non preoccuparti, il tuo ricordo è vivo…e come se lo è, tu non muori mai, rivivi in ogni tua battuta, in ogni tua balbuzie.

C.C.
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